NUOVE ESIGENZE DELLA MATCH ANALYSIS

NUOVE ESIGENZE DELLA MATCH ANALYSIS

NUOVE ESIGENZE DELLA MATCH ANALYSIS

Riuscire a comunicare la giusta informazione

Capire di cosa una squadra ha bisogno per vincere, quale sia l’informazione giusta, è diventato ad oggi la parte più importante da sviluppare per uno staff tecnico. Come far arrivare il giusto consiglio tra i tantissimi eventi che si susseguono nell’ambiente esterno e interno del giocatore durante un allenamento o una gara? Lo studio dell’avversario, della propria squadra e del singolo giocatore fornisce molti dati e situazioni da considerare. Di questi quali sono realmente utili per il raggiungimento della vittoria e per il miglioramento?

Per ottenere questi risultati sicuramente non basta dare al giocatore tutte le informazioni che emergono dalla semplice osservazione, i passaggi nella fase di analisi sono molti e non ne va tralasciato nessuno.

La pallavolo, insieme ad altri pochissimi sport, quali il Basket ed il Football Americano, da sempre viene considerato un punto di riferimento nell’analisi statistica e nello studio dell’avversario. Questo perché le dinamiche di gioco sono strette in un regolamento che non permette spostamenti sempre liberi e richiede un rispetto ferreo delle rotazioni in campo da seguire.

Questo consente una più facile catalogazione delle situazioni che indirizzano lo studio. Quindi con la pallavolo sono nate delle linee guida a cui i diversi Giochi di Situazione, singoli e di squadra, hanno attinto. Ad oggi non risulta più un problema la parte di raccolta dati ed analisi tramite software e macchinari anche a basso costo, adatti a tutti i generi di giochi ed alle loro più diverse esigenze.

Esistono infatti tools di analisi sia statistici che video, che permettono una notevole gamma di possibili lavori specifici che possono essere attuati con una certa praticità da tutti ed in tutte le categorie. Il vero problema è la scelta di cosa osservare, cosa far osservare al giocatore o alla squadra, e come passare in modo diretto e duraturo l’informazione.

L’AUTOANALISI E IL CONFRONTO COL TECNICO

I grandi campi d’azione dell’analisi osservazionale sono due: quello quantitativo legato ai numeri e quello qualitativo legato al valore che si da alle diverse situazioni ed all’osservazione dei movimenti, entrambi necessari, sia in fase di allenamento che in fase di gara.

Schmidt e Lee, trattando l’argomento Metodologia per lo studio della prestazione motoria (Motor Control and Learning. A behavioral Emphasis, 2011), scrivono: “Innumerevoli metodi possono essere utilizzati per descrivere i movimenti, in dipendenza dalle caratteristiche del movimento, interessanti per l’osservatore.” Ricordano come Muybridge, oltre un secolo fa, trovò il modo di illustrare il movimento tramite sequenze fotografiche utilizzando 36 otturatori posizionati di fianco, dietro e di fronte al soggetto. Quindi 12 otturatori per angolo, attivati elettricamente in modo da aprirsi in sequenza temporale, definite a seconda della velocità esecutiva del movimento. Col progredire della Videoregistrazione e della Fotografia Digitale, si è potuti arrivare allo sviluppo della Cinematica, branca della Meccanica nella Fisica che coinvolge la descrizione del movimento puro senza riferimento alle Forze e alle Masse che lo producono.

Gli autori scrivono ancora nel paragrafo dedicato alla Cinematica del Movimento: “Quando applicate al comportamento motorio, le misure cinematiche descrivono il movimento degli arti o dell’intero corpo. La posizione delle varie parti del corpo durante il movimento, gli angoli alle varie articolazioni e le relazioni temporali tra il movimento in una articolazione ed il movimento in un’altra sono esempi dei molti modi in cui la cinematica può essere registrata.”

Ad oggi questo risulta alla portata di tutti con qualunque device o sistema operativo si voglia utilizzare o si possegga.

“Il più comune dei metodi cinematici comporta l’acquisizione delle posizioni degli arti durante il movimento. Agli inizi della storia del comportamento motorio e della biomeccanica, i ricercatori usavano la cinematografia ad alta velocità per registrare il movimento. Spesso il soggetto filmato indossava un nastro di marcatori su certi punti di repere (ad esempio il polso e la caviglia) così che la posizione di queste parti del corpo potesse essere studiata fotogramma per fotogramma.

Tali posizioni erano separate da intervalli di tempo quasi fissi, su fotogrammi successivi, in modo che dai dati poteva essere generato un grafico della posizione dei punti di repere rispetto al tempo.”

Questi metodi e questi focus attentivi da avere e fornire agli osservatori, sono ancora il primo passaggio da seguire nello studio del movimento qualunque sia il tipo di analisi che si voglia affrontare: quella del movimento in generale o del movimento specifico, sia in allenamento che in gara.

La fase di gara prevede sia un momento di preparazione sull’avversario, che un momento in real-time durante lo svolgimento stesso del match. Le due fasi sono fortemente legate e trovano motivazione l’una dall’altra.

I miglioramenti raggiunti in allenamento si concretizzano nell’esecuzione durante la gara, così come la gara, con l’obiettivo sempre puntato alla vittoria, offre spunti e situazioni da migliorare nei futuri allenamenti, per correggere il tiro in vista del successivo evento.

Ritengo che ad oggi il giocatore vada guidato, consigliato e soprattutto instradato a ragionare nel giusto modo, in autonomia. Saper riconoscere l’errore e avere una mentalità aperta alla correzione è l’obiettivo che un allenatore deve avere sul ragionamento del giocatore.

Così trovano spazio nuove forme di condivisione tramite web, nuvole virtuali da riempire con file dati e file video, da condividere con i ragazzi in maniera interattiva, allo scopo di coinvolgerli.

Tramite Google Drive o Dropbox, i più famosi, o tramite molti altri sempre gratuiti con spazio limitato ma sufficiente, si riescono ad ottenere cartelle in comune tra il tecnico ed il giocatore o la squadra, dove mettere statistiche, immagini chiave, montaggi video ed altro.

Ovviamente la gran parte del lavoro di video analisi, di analisi statistica e biomeccanica, sono a carico del tecnico specialista; ai ragazzi il compito di osservare e lasciarsi colpire da ciò che più risulta positivo o negativo a seconda delle situazioni.

In questa fase si preferisce chiedere al giocatore un riscontro scritto o rappresentazione grafica dei singoli gesti che riassuma traiettorie della palla dopo il colpo, ad esempio in attacco, in battuta oppure anche in ricezione ed alzata.

Questo chiaramente per favorire l’attenzione all’osservazione, per dare un significato concreto alle informazioni che scaturiscono dal materiale fornito e da ciò che si sta guardando.

Negli ultimi quattro anni ho lavorato con le Squadre Nazionali giovanili (Juniore, PreJuniores e Allievi) e senior (Nazionale Maggiore A e B), e con le Squadre Federali del Club Italia, progetto della FIPAV Federazione Italiana Pallavolo che va avanti da molti anni sia nel settore Femminile, per primo, che nel settore maschile, poi, con l’intento di radunare i migliori giocatori e giocatrici italiani in fascia giovanile permanentemente, in vista di impegni Internazionali, impiegandoli nei campionati nazionali di categoria B2, B1 e A2. Proprio in quest’ambiente fertile da un punto di vista prospettico e dedicato al miglioramento sotto tutti i punti di vista compreso quello tecnico, tattico, di approccio ed atteggiamento agonistico all’allenamento e alla gara, e formativo della persona, ha avuto inizio questo confronto con i ragazzi delle varie squadre.

Interessante notare come il giocatore riesca ad osservare ed esprimere giudizi sul suo operato o su quello degli altri, siano essi compagni o avversari, o addirittura riferimenti assoluti come i grandi campioni. Il modo di rappresentare queste idee sottolineerà le capacità di sintesi, di lettura e di interpretazione. Si potrà così cogliere la tendenza del giocatore ad evidenziare più gli errori che le cose positive, o viceversa, la tendenza a crearsi degli alibi o ad essere troppo duro nel giudizio verso se stesso o verso gli altri.

Inizia da qui il ruolo di guida dell’allenatore verso una linea di osservazione serena, mai negativa e indirizzata ad osservare gli elementi davvero importanti da affrontare e risolvere.

METODO DI OSSERVAZIONE

Primo passo da affrontare con il giocatore, soprattutto se in età giovanile, è la ricerca della motivazione nell’approfondire, dopo gli allenamenti o la gara, l’osservazione di ciò che è avvenuto. Il motivo trainante è unico: il miglioramento. Portato singolarmente dal tecnico ad osservare situazioni di squadra in fase di allenamento o meglio ancora in gara, dove il coinvolgimento è particolarmente alto, gli si farà riconoscere da prima le situazione dove lui ha fatto bene ed ha aiutato la sua squadra a realizzare dei punti o a sviluppare il giusto gioco, e poi le situazioni che dovrà invece affrontare diversamente perché il suo apporto non è stato a livello richiesto.

Questo passaggio è fondamentale per comunicare al giocatore che è parte integrante della squadra poiché contribuisce alla costruzione del gioco, e che quindi non può sottrarsi dal migliorare lì dove non è riuscito nell’intento. Il premio che lo muoverà verso questo obiettivo sarà l’essere parte integrante ed utile al gruppo.

Due sono gli ambiti su cui far cadere l’attenzione: quello situazionale e quello legato alla meccanica dei movimenti. Il primo mira al riconoscimento delle situazioni e a capire quale comportamento tattico e tecnico sia più giusto tenere in ogni diverso caso. Il secondo invece punta a capire quali sono movimenti e i tempi di azione da adottare per ottenere il giusto risultato.     Questa sequenza è molto importante: capire prima qual è la situazione e lo scopo da raggiungere porta il giocatore a interiorizzare bene il movimento da eseguire.

Secondo l’età e il livello di esperienza acquisita, possono essere tre gli approcci all’osservazione situazionale. Al principiante va esposto il modo in cui da quel momento in avanti dovrà affrontare caratterialmente, tatticamente e tecnicamente la problematica da risolvere, spiegando bene quali saranno le conseguenze positive che ci si aspetta.

Ci poniamo invece diversamente con un soggetto non totalmente esperto ma con una conoscenza di gioco tale da non doverne specificare l’approccio caratteriale (anche se spesso a questo livello è facile da perdere in situazioni di difficoltà), né quello tecnico di base che dovrebbero essere già assodato. Ci si concentrerà nello studiare bene la situazione tattica cui ci troviamo di fronte, la quale spesso è confusa o non perfettamente capita fino in fondo. Questo è un aspetto particolare perché rientra nella dinamica di squadra e non solo nella visione del singolo. E’ infatti fondamentale chiarire prima col singolo e successivamente con tutti i  giocatori collegati alla stessa situazione di gioco, che dovranno far funzionare quel sistema.

Nella pallavolo spesso questo succede nelle diverse situazioni che si creano tra Palleggiatore (deputato alla distribuzione delle alzate) e gli Schiacciatori (deputati all’attacco delle alzate), poichè per diversa posizione nel campo da dove il palleggiatore alza la palla i tempi e le tipologie di parabola che si imprimono sono diverse tra loro e lo schiacciatore deve conoscere e capire quale tipo di giocata potrà fare modulando i tempi per una rincorsa congeniale al caso. Lo stesso si verifica nel caso in cui i giocatori dovranno riconoscere le diverse competenze in fase di Ricezione del Servizio avversario che cambia per tipo (Spin e Float, in Salto o Piedi a Terra), per posizione lungo la linea di fondo e per distanza dalla stessa. Quindi ancora una volta diverse competenze per diverse situazioni, anche se generate dal medesimo momento di gioco. La definizione di queste competenze e delle decisioni da prendere fanno la differenza tra squadre organizzate e non, tra vincere una azione e perderla.

Il terzo approccio è invece un momento di confronto quando si tratta di giocatori molto esperti. In questo caso le tre componenti (caratteriale, tattica e tecnica), sono già molto chiare e consolidate nel soggetto e dovrà essere lui a suggerire la possibile soluzione mettendosi d’accordo col tecnico e con i compagni. Anche se sembra il più semplice in realtà in un gioco di squadra può diventare complesso. Il tecnico deve mediare e far conciliare le diverse opinioni punti di vista e modi di giocare, tracciando una linea da interpretare.

In relazione a questo processo di osservazione finalizzata al miglioramento della performance,  Armin Kibele, trattando l’argomento “Il Priming Motorio”, nel supplemento alla rivista SDS-Scuola Dello Sport, numero 1 del 2015, scrive:

Nei giochi sportivi e negli sport di combattimento si presentano molte situazioni nelle quali gli atleti debbono reagire sotto forte reazione temporale a stimoli visivi od a configurazioni di stimoli visivi, che non riescono a discriminare precisamente o possono discriminare solo a stento. Chiediamoci, però, come si producano questi collegamenti stimolo-reazione in contesti d’azione cronologicamente molto limitati o con quali modelli possano essere rappresentati.

Possiamo creare noi allenatori questi modelli?

Kibele prende in prestito il concetto di priming dalla psicologia cognitiva, che lo considera una forma non cosciente della memoria umana, che serve all’identificazione percettiva di parole o di oggetti e che viene considerato un sistema autonomo della memoria (Tulving, Schacter 1990). La parola inglese priming, in senso ampio, significa preparazione o innesco. Generalmente non viene tradotta e indica l’effetto positivo prodotto dalla precedente presentazione di una informazione sulla sua elaborazione attuale, senza che i soggetti interessati siano coscienti di questi rapporti.  

Secondo questo concetto le persone sono in grado di identificare percettivamente movimenti complessi di oggetti estranei in modo tale da poter riuscire a reagire con successo ai loro movimenti, senza che i dettagli dell’evento che fa da stimolo, debbano essere rappresentati coscientemente. L’autore suppone che una rappresentazione percettiva di questi stimoli sia stata costruita in un precedente processo di apprendimento, per poi provocare immediatamente una reazione motoria. Nell’apprendimento implicito l’attenzione non dovrebbe essere diretta su nessuna caratteristica concreta dell’ambiente d’apprendimento, ma, come un riflettore, deve essere puntata su quella parte dell’ambiente nel quale sono nascoste le caratteristiche realmente rilevanti.

Il gesto va quindi analizzato nella sua concretezza meccanica per essere capito, ma va anche collocato nel giusto contesto leggendo il momento e la situazione in cui si va a svolgere per prenderne coscienza.

Sempre dall’articolo, Kibele cita William James che nel 1890 scriveva:

“Tieni lo sguardo fisso sul punto al quale miri e la mano afferrerà; pensa alla mano e probabilmente mancherai il bersaglio.”

Come a sottolineare quanto la coscienza di quello che si cerca e che si vuole, ha già al suo interno la soluzione meccanica del gesto che serve a realizzarlo.

 A conferma di questo concetto, continua riportando anche Prinz che nel 1992:

“Se crediamo nella nostra introspezione, è indubbio che le nostre azioni sono accompagnate da rappresentazioni di ciò che intendiamo fare e queste rappresentazioni hanno la caratteristica di riferimento distale: quando programmiamo di battere un chiodo impugnando un martello, la nostra pianificazione non si riferisce alle contrazioni muscolari, ma, piuttosto all’azione che deve essere eseguita, in quanto avvenimento che si svolge nell’ambiente.”

Quindi infine, non c’è ricerca di organizzazione motoria quando si vuole compiere un gesto, ma solo lo scopo.

 OSSERVAZIONE DELLA MECCANICA DEL MOVIMENTO

La meccanica del movimento deve essere osservata sia in assenza che in presenza della palla.

Durante il contatto con la palla si può osservare la posizione nei confronti della stessa, l’ampiezza degli angoli di spinta, la posizione in riferimento al campo e alla rete; condizioni da mantenere correlate per capire l’oggettiva situazione in cui l’azione si va a svolgere potendo quindi dare un giudizio di qualità sulla posizione assunta dal soggetto.

In tutti i fondamentali che possono essere analizzati nella pallavolo, gli angoli di spinta nel momento del contatto di palla, originano dai movimento di partenza e fanno riferimento, tranne che per la battuta, al precedente contatto da parte dello stesso giocatore, di un proprio compagno o di un avversario. Viene quindi osservato quando ha inizio la pressione a terra del piede o dei piedi di appoggio (se si tratta di spinta simultanea), lo sbilanciamento del corpo, lo spostamento dell’arto opposto e il suo sollevamento da terra.

Per esempio in una classica azione di muro, il giocatore disposto al centro della rete, inizierà il suo sbilanciamento seguendo la traiettoria dell’alzata da parte del palleggiatore avversario, subito dopo aver intuito le sue intenzioni; a questo punto per uno spostamento verso destra egli farà pressione sul piede sinistro e muoverà il piede destro iniziando l’azione.

In questo caso si dovrà leggere il movimento in relazione alla situazione oggettiva: posizione nel campo, posizione rispetto al giocatore che tocca la palla subito prima, dopo o nello stesso momento in cui inizi la sua azione motoria, i tempi di reazione rispetto a quello che sta avvenendo, quindi l’inizio dello sbilanciamento (spinta a terra), e verificare se questo è stato viziato da una scorretta postura fisiologica o in risposta a precedenti movimenti.

Altrettanto importante è l’osservazione degli spostamenti durante il gioco senza contatto di palla, poiché preparatori ad azioni di intervento.

Il giocatore va guidato in questa procedura di analisi più complessa, ma affascinante e fortemente motivante, e quindi a trovare la soluzione pratica a problemi motori spesso difficili, da applicare prima in allenamento e poi in gara.

Riassumendo: l’analisi degli angoli di spinta e di impatto sulla palla e il momento in cui inizia e finisce l’azione motoria in relazione al moto della palla sono il nodo focale dove mettere maggior attenzione. Questo momento va condiviso ed affrontato, se possibile, anche con lo staff medico e fisioterapico perché spesso problematiche di movimento non sono solo legate a errori di valutazione o di impostazione tecnica imperfetta, ma correlate a limiti di forza, flessibilità o mobilità.

Influire su questi aspetti può risolvere problematiche che precedentemente si erano attribuite anche a mancanza di volontà.

INTERPRETAZIONE DELLE STATISTICHE

Grande importanza nello studio dei dati raccolti, va attribuita a tre aspetti fondamentali per capire esattamente l’andamento di una o più gare svolte: la ricerca dell’Efficienza, dell’Efficacia e della Distribuzione del gioco in base questi due primi elementi.

L’Efficienza spiega l’effettivo apporto di punti che il giocatore è riuscito a dare, legato a quanti punti ha realizzato e a quanti ne ha persi in maniera diretta. Un attaccante che ha messo a terra dieci palloni in attacco realizzando quindi 10 punti, se ha perso 4 palloni mandandoli a rete o fuori, avrà un’Efficienza di 6 punti. Questo stesso metodo è applicato anche ai fondamentali non offensivi ma di passaggio, come la ricezione o la difesa, due colpi che non possono portare direttamente il punto alla propria squadra ma che danno modo, se ben eseguiti, di attaccare per vincere l’azione. A ogni diverso controllo della palla in questi fondamentali viene attribuito un valore a seconda di quanto esso permetta con facilità di proseguire il gioco. L’efficienza di questi fondamentali, quindi, verrà calcolata sottraendo ai valori positivi quelli negativi.

L’Efficacia invece osserva il valore dei vari contatti di palla in momenti e situazioni particolari che possono dare un peso diverso al fondamentale giocato. Banalmente, anche se tutti e due importanti ed entrambi assegnano un solo punto, due attacchi di cui uno portato sul punteggio di 0-0 non avrà lo stesso peso di un altro giocato sul 24-23, sul finale del set o della gara. Questo non si traduce in due valori diversi statisticamente, quindi va insegnato al giocatore come leggere questi numeri che solo apparentemente sono sommabili.

La somma di tutti gli attacchi apportati in una partita, sia di tre set (circa 1ora e 15 minuti di durata) che di 5 set (circa 2 ore) dà solo un’idea generale di ciò che è successo. L’allenatore o il giocatore che leggono questi dati non potranno mai sapere che tipologia di correzione e quindi di allenamento sviluppare; risulta importante correlarli ai punteggi del set e quindi capire di che tipo di errore o punto si sta trattando.

Troviamo errori di tipo tecnico, tattico  influenzati dall’aspetto emozionale determinato dal momento della gara in cui ci si trova.

I momenti critici della gara da studiare con particolare attenzione sono:

  • I primi punti del set nelle diverse situazioni di Side Out (Fase Ricezione Punto) o di Break (Fase Battuta Punto).
  • La fase centrale del set tra il punteggio di 8 e 16.
  • La fase a cavallo del ventesimo punto.
  • La fase conclusiva del set dal 22 a 25 ed eventuali vantaggi.
  • Quando i punteggi risultano molto distanti, sia in vantaggio che in svantaggio.
  • Quando ci sono 2 o più fasi Side Out consecutive, perché la squadra non riesce a fare punto.

Nei momenti di gioco descritti si possono riconoscere situazioni decisamente importanti e significative che forniscono segnali per capire quando sfruttare un determinato giocatore o come allenarlo a superare le difficoltà incontrate.

La Distribuzione dei vari attacchi e la costruzione di particolari schemi, va ben ponderata ed analizzata sia in fase di preparazione, cioè in allenamento, che in fase di svolgimento della gara.

Queste analisi sono alla base della costruzione di un Modello di Prestazione cui riferirsi ed adattarsi per preparare una squadra ad affrontare tornei, manifestazioni e campionati di qualsiasi età e categoria. La conoscenza di parametri di riferimento è fondamentale anche per i giocatori in modo da avere una linea guida per un confronto equilibrato durante la lettura dei dati. Spesso non conoscendo questi parametri si va incontro a conclusioni erronee e superficiali, particolarmente in fascia giovanile; gli allenatori per comodità non forniscono questi dati per evitare errori invece di dare chiare informazioni di riferimento. Ovviamente non è questo il percorso formativo migliore.

I parametri di riferimento sono:

  • Quantità di palloni giocati in Attacco
    • per set
    • per fase (Side Out e Break Point)
    • per rotazione.
  • Percentuali di Efficienza ed Efficacia in Attacco.
  • Quantità di palloni giocati in Battuta e Ricezione per set.
  • Percentuali di Positività e Negatività in Battuta e Ricezione.
  • Percentuali di Efficienza ed Efficacia in Battuta e Ricezione.
  • Numero di Muri Punto e di Muri Toccati per ricostruire, sul totale degli interventi.
  • Numero di Difese effettuate, sul totale degli interventi.

Ognuna di queste analisi viene fatta sulla squadra e sul singolo giocatore.

UTILIZZO DEL VIDEO IN ALLENAMENTO E IN GARA

Per i Tecnici e i Giocatori la conoscenza approfondita dei Sistemi utilizzati in fase di Ricezione e in quella di Muro/Difesa, sono alla base di una costruzione di gioco di squadra, in riferimento alla maggior quantità e qualità delle traiettorie utilizzate rispettivamente in Battuta e Attacco.

La verifica costante in allenamento può essere un coinvolgente elemento da utilizzare con i giocatori tramite l’utilizzo di Video in Streaming con ritardo di pochi secondi in cui è lo stesso giocatore a controllare il proprio operato subito dopo l’esecuzione. Molti sono i software open source che permettono di riprendere e rivedere sia da pc portatile che da tablet o smartphone, i più comuni ed utilizzati sono Kinovea e VLC, più sofisticati e costosi sono Dartfish, DataVideo di Dataproject e Xstreaming di Emmeax.

In allenamento viene piazzata una telecamera collegata al computer che catture le immagini e, oltre ad immagazzinarle, le ripropone con una differita di alcuni secondi, più o meno rispetto a quanto ci sia utile per dare il tempo al tecnico ed al giocatore di riosservare l’esecuzione. Per restituire subito un feedback al giocatore è importante che su quel gesto che si vuole riosservare ci sia stato già un confronto e che insieme si siano trovate delle parole chiave legate ad immagini, che riassumano concetti di movimento che si vogliono adoperare. In questo modo si velocizzeranno processi di conoscenza e di apprendimento. Come per l’analisi dei dati, anche qui il giocatore deve essere precedentemente istruito, per non incorrere in valutazioni superficiali, su quelli che sono gli standard generali e quello che singolarmente da lui ci si aspetta in termini di azione motoria e risultati, tramite i metodi di osservazione a video trattati.

Questi software sono importanti anche per riuscire ad ottenere dei montaggi video in tempo reale subito dopo lo svolgimento delle azioni. Questo è quello che abbiamo potuto sperimentare ed utilizzare con successo, durante gli Europei disputati con la Nazionale Maschile Seniores a Copenaghen, in tempo reale durante i matches.

MEZZI E METODI

La posizione scelta per la postazione di elaborazione ed analisi, e per il posizionamento della videocamera, viene collocata subito fuori l’area libera a fondo campo dalla parte del lato corto, a circa 6-10 metri dalla linea, in base alle possibilità e all’organizzazione dell’impianto.

L’intenzione è quella di fornire alla panchina le immagini chiare da poter rivedere subito dopo l’azione svolta, con l’inserimento di fermi immagine, ingrandimenti, rallenty ed altri effetti video che enfatizzano le situazioni scelte per dare un feedback importante ed immediato al giocatore.

Questo è stato possibile con la cattura in differita delle immagini della gara in corso; infatti, il tecnico in postazione, osserva la gara mentre il software (in questo caso Kinovea) la cattura con un ritardo che va dai 5 ai 10 secondi, a seconda delle preferenze e del tempo a disposizione.

A questo punto le immagini catturate vengono tagliate alla giusta lunghezza dello spezzone di filmato interessato alle analisi, e si inseriscono quindi gli effetti.

Salvato il filmato in una cartella condivisa con il tablet collegato Wi-Fi in panchina gestito dal terzo allenatore, in un lasso di tempo non più lungo di 30 secondi dalla fine dell’azione stessa, risulta fruibile al giocatore. Questo è stato possibile grazie alle piccole dimensioni dei file video che venivano creati, tali da rendere la gestione e la condivisione molto semplificata.

Le situazioni che abbiamo voluto sottolineare in quella occasione erano legate agli attacchi dei laterali avversari e quindi alla corretta disposizione del nostro Sistema di Muro-Difesa, come e quando avesse funzionato oppure no. Le cartelle condivise con il tablet in panchina, infatti, venivano denominate con nome e numero dei diversi attaccanti avversari, in modo da semplificare la ricerca e la correzione del gesto tecnico o dell’approccio tattico.

Usando sempre la ripresa in streaming ed un lieve ritardo di pochi secondi nella riproduzione, è possibile rivedere i propri gesti e godere anche del vantaggio di diversi punti di vista, durante un allenamento tecnico. Trovo estremamente importante che il giocatore possa mettere in relazione la sensazione sviluppata internamente durante l’esecuzione e l’immagine reale di ciò che si vede e si percepisce dall’esterno.

In entrambi i casi, durante la partita e durante l’allenamento, si possono sfruttare telecamere o fotocamere digitali di alta definizione, come la Casio Eximil EX-FH25 e la JVC GC-PX100BE, oppure ottime WebCam di ultima generazione che permettono anche notevoli qualità di ripresa.

La scelta di una fotocamera dà il vantaggio sia di un collegamento al PC con una scheda di acquisizione tramite porta usb o firewire, quindi indiretta, come già sottolineato prima per lo streaming, che di una acquisizione diretta in Slow Motion a 50fps di frame rate o superiori. Aumentando infatti i fotogrammi al secondo nella ripresa, si potrà lavorare su fermi immagini e rallenty più accurati e precisi in fase di post produzione.

CONCLUSIONI

Il miglioramento dei giocatori è l’unico interesse davvero fondamentale per un tecnico. Sono molti gli strumenti che possono sostenere questo complicato processo durante la fase dell’allenamento della preparazione e della gara in cui è possibile intervenire. Le nuove tecnologie possono facilitare la comunicazione e l’approfondimento di molti temi che fino a pochi anni fa potevano solo essere immaginati. Siamo noi tecnici che oggi dobbiamo farci carico di una organizzazione ad ampio raggio che permetta ai ragazzi che alleniamo, di interessarsi alla loro performance, e che non sia, come troppo spesso succede, un compito da svolgere per gli altri e per il mondo che li circonda.

Le nuove frontiere della metodologia dell’allenamento vogliono il giocatore al centro della propria performance, e le nuove tecniche di Match Analysis devono accelerare questo percorso, semplificando la conoscenza del proprio sport e la conoscenza di se stessi.

Far prendere coscienza dei limiti e delle potenzialità è il primo fondamentale passo da affrontare per un allenatore che crede nella crescita personale dei propri giocatori e che li porterà al successo.

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